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Comunicato di Franca Leverotti, Consigliere Nazionale di Italia Nostra

"Coerenza e onestà dell’Amministrazione Comunale di Massa"

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Il 5 ottobre la giunta al completo (assente, non a caso, l’Assessore all’Ambiente) scopriva improvvisamente che: "le cave Piastramarina e Padulello-Biagi sono adiacenti a siti protetti (dimenticando che erano anche adiacenti al rifugio Aronte e non avrebbero dovuto perciò essere classificate zona industriale nel piano acustico, secondo il rilievo fatto dalla Regione); che le Apuane sono state inserite nei Geoparchi dell’Unesco; che l’aumento dell’attività estrattiva (“le nuove macchine asportano marmo in grandissima quantità in tempi molto ridotti”) provoca un impatto paesaggistico fortemente negativo; che l’attività di scavo porta all’inquinamento idrogeologico degli acquiferi e delle cavità carsiche a causa della marmettola, degli olii esausti e degli idrocarburi; che altera i crinali e la morfologia delle montagne; che depaupera il territorio facendo scomparire molti endemismi e il marmo è un bene in esaurimento e non riproducibile.....". Tutto questo, ripreso pari pari dalle infinite lettere che ho scritto, è confluito nella delibera di Giunta (presa all’unanimità, se si esclude l’assenza voluta di Ofretti) che sollecita la Regione a togliere dai bacini estrattivi queste cave per “evitare la distruzione dell’habitat e il deterioramento in sito naturale protetto e prevenire il verificarsi di danni ambientali e irreversibili”. Il 12 ottobre la dirigente Mariastella Fialdini, con una determina dirigenziale, dava il via libera alla cava Padulello Biagi, con una nutrita serie di prescrizioni, normalmente eluse o contraddette nei decenni passati dalla stessa ditta. E’ coerente un’amministrazione che si comporta in questo modo? Forse crede di tutelarsi di fronte alla legge? O confida di ottenere il consenso dei cittadini? Ebbene in alcune mie lettere precisavo anche che il Sindaco “può sospendere l’attività estrattiva quando incida negativamente sull’ambiente e sul paesaggio (Consiglio di Stato sez. VI 21/9/87 n. 731); può sospenderla quando non viene rispettato il piano di coltivazione e non vengono rispettate le prescrizioni del provvedimento autorizzativo (art. 10 L.R. 36/80): ricordo che hanno scavato per due anni (estraendo almeno 5.000 mc di marmo) senza avere l’autorizzazione; che questo scavo si può configurare come uso illecito di un bene culturale (area SIC e SIR) (articolo 635 del Codice di procedura penale), e, come è scritto nella delibera di giunta, distruzione di habitat e deterioramento di sito naturale protetto (art. 733 bis). E’ un comportamento onesto? Conosce questa amministrazione il principio di precauzione, nel momento in cui consente al suo assessorato di operare in maniera opposta e contradditoria rispetto alla delibera di giunta?

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