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Rubrica Fiscale

TRIBUNALE DI MASSA: FERMATE IL GIUDICE GIOVANNI SGAMBATI. NON LEGGE GLI ATTI E IL CITTADINO PAGA. SENTENZA N. 116/2011.

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

La società “Rossi”, parte convenuta nel processo, chiede al giudice Sgambati “voglia dichiarare che i convenuti “Rossi” hanno usucapito – nel tempo e secondo la normativa previgente l’approvazione del regolamento degli agri Marmiferi del Comune di Carrara …………………., ovvero, in ipotesi, che gli attori sono decaduti da ogni diritto su di essi per non uso ventennale…….” .

L’attuale regolamento degli agri marmiferi n.88/94 nasce come esigenza da parte del Comune di Carrara di adempiere a quanto imposto dalla Legge Mineraria del 1927 all’ art. 64. Dopo soli 70 anni il Comune di Carrara approvò tale regolamento che, come poi successivamente detto dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n. 488/95: “ai Comuni di Carrara e di Massa era attribuito un potere regolamentare autonomo con efficacia analoga a quella della legge e quindi abilitato ad incidere anche sui rapporti privati”, rappresenta il documento contenente le regole con le quali il Comune gestisce il bene indisponibile dello Stato (cave) per l’interesse pubblico.

Detto interesse pubblico impone in testa ai concessionari degli obblighi che troviamo precisati sia nella Legge Mineraria del 1927 (dalla sentenza n.488/95 definita la “Legge quadro”) che nell’ art. 828 c.c. ed infine nel regolamento comunale n.88/94. In estrema sintesi basta richiamare l’art. 1 c.4 di detto regolamento comunale per avere un’idea precisa di cosa deve fare il buon concessionario. In altri termini, il concessionario deve usare il diritto concessorio dietro corresponsione di un canone per l’esercizio di una attività estrattiva. Se il soggetto non usa, non paga e non esercita un’attività viene caducato da ogni diritto alla concessione (art.11 reg. n.88/94). La legge Mineraria del 1927 prescrive di reagire a tale ipotesi di inadempienza da parte del concessionario come segue: “Ogni forma di insana speculazione deve essere impedita o repressa. Gli inoperosi e gli inetti debbono essere prontamente sostituiti dai volenterosi, che intendano dedicare la loro opera e le loro sostanze ad un’industria da cui tanto dipende il fiorire dell’economia pubblica”. La Guardia di Finanza di Massa, all’interno di un procedimento penale, accertò che l’attore smise di usare e pagare ed esercitare l’attività di estrazione dal lontano 31.12.1964 (visura CCIAA). Viceversa e comunque, in armonia con la documentata e offensiva incapacità professionale, il Giudice Giovanni Sgambati nella sentenza n. 116/2011 afferma, dopo un’attenta analisi durata soli 11 anni e siamo solo al I grado, che la domanda di usucapione presentata dalla “Rossi” debba respingersi in quanto “gli atti danno anche per dimostrato che la parte attrice coltivò la cava insieme al “Rossi” dal 1963 fino all’anno 1995 (mancano fatti che dimostrano con sicurezza il suo disinteresse)”. 

Tale sentenza è stata ovviamente e prontamente impugnata dalla società “Rossi” che troverà certo conforto nel giudice di II grado.   

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