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Busetto (FdI Lunigiana) e l'antropologo Berirotti contro il DDL Zan

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Approvato alla Camera dei Deputati i primi di Novembre, il DDL Zan incassa il plauso della maggioranza: 5 emendamenti su 10 vengono favorevolmente votati. La sua approvazione anche alla camera del Senato pregiudicherebbe una minaccia alla libertà di opinione, religione e persino personale. Nell'ordinamento della Repubblica non esiste vuoto legislativo relativo alla tutela personale e sono già previste norme contro la discriminazione di genere. L' art. 3 fissa il principio di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali; una norma dunque non necessaria, la cui approvazione è avvenuta a scrutinio segreto e che potrebbe, proprio perché rafforzativa di garanzie già presenti, generare l'effetto discriminatorio su soggetti socialmente più deboli e vulnerabili. Sovvertito anche il principio dell'art. 21 norma che tutela il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione. Una legge bavaglio e liberticida che introdurrebbe il concetto di Reato di Opinione sovvertendo non solo la Costituzione ma lanciando un pericoloso riconoscimento giuridico del concetto di “ Identità di Genere” previsto dalla teoria Gender. Mentre viviamo un' emergenza in campo sanitario, la più grande bugia storica rivendica una vittoria nella vita repubblicana e mette al bando la famiglia tradizionale come il male peggiore da arginare e sconfiggere. Archiviano che nell'epoca preindustriale la famiglia era, ma è tutt'oggi, la cellula più piccola sulla quale si fonda la società. Una società evoluta non può prescindere dal concetto familiare e neppure dal concetto naturale che essa si fonda sull'unione di un uomo e di una donna che insieme generano nuova vita. La famiglia come dispensatrice di consigli dettati dal buon senso, di sussistenza economica e sociale, di valori da trasmettere alle future generazioni e memore di tradizioni e cultura. Per Aristotele essa era un istituto naturale e per Giuseppe Mazzini un valore assoluto la cui mancanza è un vuoto incolmabile: “Noi tutti dovremmo preservarla ogni assalto che potesse venirle rimosso da, incauti che, irritati nel vederla sovente nido d'egoismo e di spirito di casta, credono che il rimedio al male sia nel sopprimerla”. Nella moderna società il valore che essa ne acquisisce è marginale e messo in discussione per motivi di vario ordine e che subisce attacchi esterni da leggi sovversive e contro natura. Per Alessandro Bertirotti, antropologo della mente e docente universitario, “Di questi tempi, la più grande rivoluzione è la tradizione”. Non si tratta di un paradosso, specialmente quando siamo difronte a periodi storici in cui si naviga a vista, senza un obiettivo preciso, condiviso e generale. La famiglia è un istituto di rilevanza giuridica perché , prima di tutto, è un istituto sociale. In Diritto la nostra Costituzione, art. 29, la definisce ' Società naturale fondata sul matrimonio' cioè una formazione sociale primigenia non immutabile, i cui diritti prescindono dal fatto che sia la legge a prevederli. La famiglia è dunque antropologicamente vincente, perchè maschio e femmina procreano. Con questo non intendo dire che esistono altri 'portatori di cure' ( caregiver, in inglese), ma che tali portatori possono costruire 'unioni civili' ossia sodalizi di mutuo soccorso.” In base a quanto delucidato, il Dipartimento Politiche Sociali pensa dovrebbe esserci un'ora settimanale di educazione civica fin dalla scuola elementare improntata sull'insegnamento del rispetto e del suo valore. Del valore della donna nel suo ambito come colei da proteggere perchè a sua volta protegge e tutela l'intero nucleo. Chiediamo altresì che gli Enti Amministrativi di tutto il territorio regionale si facciano interpreti di un volere popolare ed invino in Parlamento Email di dissenso su una legge iniqua e quanto mai dannosa.

 

Emanuela Busetto responsabile Dipartimento Politiche Sociali

Alessandro Berirotti antropologo della mente e docente universitario

 

Nella foto: Emanuela Busetto

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