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Balneari e commercio, interviene il consigliere regionale Marchetti (FI)

"Fondo perduto ormai unica ancora Governo incapace di far arrivare sostegni e dare garanzie alle banche"

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

«Dopo tanti annunci di milioni e miliardi di liquidità, il Governo si è dimostrato incapace di far arrivare i soldi alle persone e di far arrivare le garanzie proprie e di Sace alle banche che dovrebbero erogarli. Conte chiede un atto d’amore? Ma le banche non sono l’Opera Pia: custodiscono i risparmi di tutti ed è giusto che li tutelino o si mandano tutti i risparmiatori gambe all’aria. E allora, ora tocca alla Regione. Si lascino lavorare le attività, soprattutto i balneari la cui attività si esplicita in gran parte all’aperto e che hanno spesso già adeguato i loro spazi alle nuove esigenze di sicurezza. E sui sostegni, dopo due mesi di ritardi e inconcludenze, si vicari il Governo sulle garanzie alle erogazioni e, sui sostegni, si rastrelli il bilancio regionale in ogni angolino per creare un portafoglio da aprire per le erogazioni a fondo perduto, che ormai con tutto questo ritardo rimangono la sola ancora di salvezza possibile. E non è detto che basti»: parola del Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti che così si schiera al fianco di balneari e commercianti che oggi si accingono a dar vita a una controserrata di protesta con presenze simboliche negli stabilimenti e nei negozi.

 

«Dall’avvio del lockdown il Governo si è totalmente dimenticato del settore balneare. Solo con fatica siamo riusciti a rimediare in zona Cesarini rispetto al tempo imprenditorialmente utile la possibilità, per loro, di effettuare manutenzione presso i loro stabilimenti. Ma ora bisogna ripartire. Molti gestori – sottolinea Marchetti – hanno già adeguato i loro arenili ai protocolli anticontagio. Bisogna che li si lasci riaprire. Chi dimostra di avere attuato il protocollo deve poter iniziare a lavorare. E questo vale tanto per i balneari, quanto per i negozianti».

 

Il che non esclude affatto, secondo Marchetti, la necessità delle misure di sostegno economico. Tutt’altro: «Da marzo si sono annunciati i sostegni del Cura Italia. Ebbene: oggi siamo a maggio, primo giorno di ‘fase 2’ e la gran parte di questi imprenditori, negozianti, commercianti non ha ancora visto un centesimo. Peggio – sottolinea Marchetti – spesso non ha avuto nemmeno accesso all’avvio delle pratiche, gravate da stratificazioni burocratiche assurde sempre, assassine in questo grave tempo. Non si aiuta, né si mette in condizione il comparto di riprendere a camminare da sé. E’ un atto di killeraggio economico. Noi non ci stiamo».

 

Marchetti dunque suona la sveglia: «I soldi promessi col Cura Italia vanno erogati erogati e replicati ma non bastano già più. Il prestito, piuttosto che lo slittamento delle scadenze, col passare delle settimane hanno perduto di senso: dopo due mesi senza entrate, ormai la sola possibile ancora per salvare il salvabile è il fondo perduto, possibilmente senza intermediari e dietro autocertificazione. Una forma di helicopiter money dallo Stato all’Iban dell’avente diritto. Non c’è altra soluzione».

 

Il Capogruppo di Forza Italia contesta duramente l’operato del Governo: «Conte ha promesso milioni e miliardi in interventi televisivi in diretta durante i telegiornali serali – incalza – e poi ha lasciato il cerino in mano alle banche che ancora attendono le garanzie promesse dallo Stato e da Sace. E come dovrebbero fare a erogare i soldi, in assenza di garanzie? Conte invoca un atto d’amore: è matto? Le banche non sono enti benefici e i soldi che movimentano sono i risparmi di tutti noi. Volevano abolire la povertà, stanno abolendo persino la sopravvivenza. Coi suoi Dpcm Conte ha creato un corto circuito che rischia di incenerirci tutti».

 

Marchetti chiede coraggio alla Regione: «I cittadini il coraggio hanno dimostrato. Ora lo stesso coraggio deve dimostrarlo la Regione rimettendo in moto le attività, facendosi garante dei prestiti e trovando soldi da far arrivare subito. Ripartire in sicurezza si può e si deve. Oggi».

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