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Tribunale di Massa

Irregolarità delle attività di estrazione del marmo nel Comune di Carrara. Interrogazione parlamentare dell'On. Enzo Raisi (Futuro e Libertà)

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

"Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, questa interpellanza denuncia veramente una delle anomalie storiche di questo Paese. Tutti sanno come funziona il sistema, conoscono le illegalità che questo sistema comporta, ma sembra quasi che tutti si voltino dall'altra parte. Spesso si parla di evasione fiscale, di incapacità da parte dello Stato di riscuotere quanto gli è dovuto, e qui abbiamo un esempio di una città intera che fa orecchie da mercante rispetto ad una situazione che, chiaramente, ha delle basi di illegalità incredibili, in cui sono coinvolte pubblica amministrazione, esponenti e apparati dello Stato che non fanno i dovuti controlli. Cominciamo a illustrare qual è questa situazione: l'amministrazione del comune di Carrara, in palese contrasto con l'articolo 14 del regio decreto n. 1927, legge mineraria, permette l'estrazione del marmo dalle miniere cave facenti parte del patrimonio indisponibile degli enti locali - quindi stiamo parlando anche di un pezzo del nostro ambiente, del nostro territorio - senza avere rilasciato le necessarie concessioni - non vi è alcun tipo di regolamento: le rilasciano così, a titolo personale - come ammette, tra l'altro, il dottor Marco Tonelli, dirigente del comune stesso. Un dirigente dice: è vero, non stiamo rispettando il regolamento. Lo dice rispondendo ad una richiesta di accesso ai documenti amministrativi relativi ai rilasci e ai rinnovi di concessioni per lo sfruttamento di agri marmiferi presentata da Mariapaola Antonioli in data 31 agosto 2010. La stessa amministrazione - questo è incredibile - con deliberazione n. 36 del 2002 ha emendato il precedente legittimo regolamento, peraltro mai applicato - quindi, non si applica il regolamento e poi lo si emenda - reintroducendo la perpetuità delle concessioni, che avranno così una durata di 29 anni con rinnovo automatico, in palese contrasto con la legge regionale n. 104 del 1995, che ne stabilisce la temporaneità e l'onerosità. Abbiamo, cioè, un regolamento che non viene applicato e che poi viene emendato per assicurare la continuità di queste concessioni, che erano state rilasciate secondo quello che prevedeva il regolamento. La stessa deliberazione ha emendato l'articolo 10 del precedente regolamento, che prevedeva il rilascio delle concessioni in base al valore di mercato, stabilendo che l'esazione dei canoni avvenga in seguito ad un accordo con le associazioni di categoria o con le ditte impegnate nell'escavazione, le quali potranno, altresì, opporre il proprio veto a qualsiasi aumento, in palese contrasto con la legge n. 724 del 1994, articolo 32, comma 8, a sua volta confermata con sentenza n. 488 del 1995 della Corte costituzionale. Il patrimonio pubblico, cioè, lo decidono quelli che hanno avuto illegalmente una concessione (questa storia di Carrara è incredibile). Con la deliberazione di giunta n. 63 del 2008, la stessa si è accordata con le associazioni di categoria degli escavatori per la determinazione degli oneri. Nonostante su una produzione lorda di circa 900 mila tonnellate di blocchi grezzi estratti per anno vi siano almeno 150 mila tonnellate di materiale qualitativamente molto superiore e nonostante le società di escavazione escluse sarebbero disposte ad ottenere la concessione pagando anche 200 euro per tonnellata, l'amministrazione ha negoziato un contributo, tra indennità ambientale ed affitto, di 13,50 euro per tonnellata. In altre parole, dei concorrenti che sono stati inopinatamente esclusi dicono: siamo pronti a pagare 200 euro per tonnellata. Cosa fa il comune? Dice: no, non solo ti do la concessione in modo irregolare, ma in più mi accontento di 13,50 euro. Abbiamo bisogno di soldi ? Lo chiedo a lei che è sottosegretario: lo sa di quanti soldi c'è bisogno, no? Eccoli qua i soldi. Dopodiché, tale accordo di esazione dei canoni, secondo gli interpellanti, appare del tutto privo ovviamente di fondamento giuridico e finalizzato a favorire un interesse privato a discapito delle casse comunali (quindi casse pubbliche). Il danno riguarda anche l'ambiente, dobbiamo considerare l'impatto che questo ha rispetto all'ambiente (chi è nato a Carrara lo capisce bene). L'amministrazione ha tentato, nel tempo, di aumentare il canone di indennità e di affitto, ma le società di escavazione (veri padroni di questa gestione), come documentato da diversi articoli apparsi sulla stampa locale, hanno regolarmente respinto ogni possibilità di mediazione. La compravendita dei blocchi avviene in gran parte in nero. Lo ripeto: in nero. E questa è la parte forse più delicata del problema, perché si parla di lotta all'evasione, mentre qui abbiamo un ente pubblico che fa orecchie da mercante, chiude gli occhi (fa come la scimmietta: non vedo, non sento, non parlo) di fronte ad un'evasione palese, sotto gli occhi di tutti. E nessuna istituzione locale interviene di fronte ad un'evasione conclamata di un settore specifico, rispetto ad altri che sono pronti, invece, a fare il proprio dovere, a chi è rimasto escluso secondo una scelta che non è regolare, pronto a dare più soldi e a regolarizzare la situazione. No, noi diamo a delle persone, senza regole, in più rinunciando a una parte di entrata pubblica, e sapendo bene che tali soldi vanno in nero. Quindi, la compravendita dei blocchi avviene in gran parte in nero, come ha denunciato più volte sulla stampa non Enzo Raisi, non un cittadino qualsiasi, ma il sindaco Zubbani; lo denuncia lui e la guardia di finanza non è mai intervenuta su questo. Il valore globale del materiale estratto in blocchi (900 mila tonnellate, secondo i dati del comune) è di circa 300 milioni di euro, con un plusvalore di circa 250 milioni di euro l'anno, il 60 per cento dei quali derivati dalle sole cave di statuario. Il comune, nonostante versi in grandi difficoltà economiche (e questo è il massimo), incassa per i soli blocchi (900 mila tonnellate) una cifra pari a 6 milioni di euro circa. Quindi, un comune che è in deficit non riesce, nonostante abbia questa ricchezza naturale, ad ottimizzare le proprie risorse. Una situazione come quella descritta, a fronte di leggi chiare e di una giurisprudenza in materia, è terreno fertile peraltro per una progressiva penetrazione della criminalità organizzata. Immaginate voi con «il nero» che cosa può entrare e che cosa possono fare. Già nel 2002 una commissione consultiva, istituita dal comune con apposita deliberazione e formata dal professor avvocato Fabio Merus, dal professor avvocato Franco Battistoni Ferrara, dall'avvocato Cesare Piccioli e dall'avvocato Roberto Pegazzano, aveva chiaramente evidenziato le illegalità sopra esposte nella propria relazione giuridica conclusiva, ignorata completamente dalle amministrazioni succedutesi nel tempo. Il comune istituisce una commissione (è il comune a nominarla), e quest'ultima dice: signori miei, qua c'è qualcosa di illegale. Questa commissione viene totalmente ignorata. Allora, la domanda è di quali elementi disponga il Governo, nell'ambito della sua competenza, anche sotto il profilo della prevenzione dei reati. Si chiede, inoltre, se non si ritenga necessario (spero che dopo questa interpellanza intervenga qualcuno anche a livello di guardia di finanza) verificare perché, a fronte di ripetute e comprovate denunce di evasione nella compravendita di blocchi di marmo, la guardia di finanza non sia intervenuta per contrastare tale macroscopico fenomeno di illegalità diffusa."

Risposta del Sottosegretario di Stato per i beni e le attiivtà culturali, Francesco Maria Giro

"Signor Presidente, desidero innanzitutto scusarmi con il collega onorevole Raisi perché io sarò portavoce del Ministero dell'economia e delle finanze di cui - come è noto - non sono parte.
Con il documento in esame gli onorevoli interpellanti chiedono chiarimenti in ordine ad alcuni fenomeni di illegalità relativamente ai permessi di coltivazione delle cave di marmo rilasciati dal comune di Carrara, e alla compravendita dei blocchi di marmo. A tal riguardo, per quanto di competenza, l'Agenzia del demanio ha rappresentato che in linea generale le cave sono state trasferite, ai sensi dell'articolo 11 della legge n. 281 del 1970, al patrimonio indisponibile delle regioni, le quali esercitano altresì le relative funzioni amministrative, ai sensi dell'articolo 62 del decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977 e che, di conseguenza, la materia è stata successivamente disciplinata da norme regionali. Tuttavia, in tale quadro normativo, gli agri marmiferi di Carrara, mantenendo una speciale disciplina risalente agli Stati preunitari, appartengono al patrimonio indisponibile del comune che, come previsto dalla legge regionale 5 dicembre 1995, n. 104, rilascia le relative concessioni. In particolare, per quanto concerne il quesito dell'onorevole proponente, il Comando generale della Guardia di finanza evidenzia in via preliminare che, conformemente alla direttiva generale annuale per l'azione amministrativa e la gestione del Ministro dell'economia e delle finanze, l'attività svolta dal Corpo a contrasto dell'evasione fiscale è diretta alla prevenzione ed alla repressione dei fenomeni più gravi e complessi, quali l'economia sommersa, le frodi, gli altri reati tributari, l'evasione internazionale, l'illecita costituzione di capitali all'estero ed i fenomeni evasivi connessi ad altri illeciti economico-finanziari. Le strategie d'intervento dei reparti sono mirate ad individuare e sottoporre a controllo le categorie economiche ed i soggetti che, all'esito di mirate attività di analisi ed info-investigative, presentano gli indici di rischio di evasione e di illeciti economico-finanziari più elevati nell'ambito delle diverse circoscrizioni territoriali. Pertanto, il comparto dell'estrazione e della lavorazione del marmo costituisce una delle priorità d'intervento nell'ambito della provincia di Massa Carrara. Ciò premesso - riferisce il Comando generale della Guardia di finanza - nell'ultimo quinquennio 2006-2011, al 31 agosto, i reparti territoriali del locale comando provinciale hanno eseguito complessivamente 53 attività ispettive (verifiche e controlli d'iniziativa) nei confronti di aziende operanti nel settore, che si sono concluse con i seguenti risultati: base imponibile proposta per il recupero a tassazione pari a 182.363.774 euro; IRAP evasa pari a 1.636.509 euro; IVA dovuta pari a 36.321.988 euro; IVA relativa pari a 187.749 euro.
Da notare, per completezza di informazione, che i controlli fiscali nello specifico settore scontano l'oggettiva difficoltà di attribuire un valore ai blocchi di marmo commercializzati. Ciò, infatti, dipende da molteplici variabili (tipologia, destinazione d'uso, colore, purezza, forma, venature), per cui non si dispone di prezzi di riferimento standard, essendo, peraltro, d'uso che le contrattazioni si svolgano direttamente presso le cave, alla presenza di compratori con i quali il prezzo viene concordato caso per caso. Si precisa, infine, che il comando provinciale di Massa Carrara non risulta sia stato ufficialmente interessato da altri enti o istituzioni con trattazioni aventi ad oggetto l'evasione fiscale nel particolare comparto."

Replica dell'on. Raisi

"Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per la risposta che, però, mi può soddisfare in parte, nel senso che la mia era un'interpellanza di denuncia ed oggi la Guardia di finanza non può affermare di non sapere. Infatti, mi ha anche risposto, è tutto agli atti. Spero, quindi, che, dopo questa interpellanza, vi sia un intervento più attento rispetto anche a quello già effettuato che, comunque, denota dei dati e dei numeri che non sono poco rilevanti. Nonostante abbiano fatto poche ispezioni, queste hanno prodotto molte informazioni sulle evasioni fiscali in quel settore. Poi vi sono le complessità, come giustamente sosteneva chi ha redatto la risposta, complessità anche sul dare un valore a questo tipo di prodotto. È chiaro che dovranno trovare dei parametri. La Guardia di finanza è un corpo molto specializzato, di alta professionalità, e sa bene anche come poi arrivare ad individuare determinate situazioni. Ripongo, quindi, la massima fiducia nella Guardia di finanza e spero che abbia la capacità di dar seguito a questa mia interpellanza. Certo che monitorerò se questa mia interpellanza significherà poi sviluppare sul territorio un'attività conseguente ad una denuncia. Ripeto, per chi mi ha ascoltato, che è evidente che parliamo di un'attività che potrebbe riscuotere molti milioni di euro e non li riscuote e che è sotto scacco di una categoria privilegiata che ha avuto concessioni al di là delle regole e che produce una forte evasione fiscale. Credo che questo meriti una forte attenzione da parte della Guardia di finanza e delle realtà ed istituzioni pubbliche che sono preposte al controllo della legalità e della riscossione delle imposte."

a cura di: Redazione

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