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Cultura

Disabili: SI diritto allo studio

Ma qual è il criterio, il "senso di giustizia" che può motivare il taglio delle ore di sostegno o la presenza di tre, quattro alunni con disabilità in una classe? Forse il nostro Paese non può o non vuole più permettersi i costi della presenza a scuola dei nostri figli "diversi"?». Se lo chiedono con amarezza tutti i genitori che non vedono riconosciuto il diritto allo studio dei loro figli.
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Il diritto all'Istruzione del disabile è un diritto fondamentale. Dal punto di vista internazionale la Convenzione Onu del 2006 sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con legge n.18 del 2009, afferma espressamente come il sostegno vada garantito agli studenti disabili "nella misura in cui è necessario".

Dal punto di vista interno, invece, è la nostra Corte Costituzionale , con la sentenza n.80 del 2010, a dichiarare l'illegittimità costituzionale della finanziaria 2008, nella parte in cui fissava un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno.

Certo, perché per essere esercitato pienamente tale diritto,  devono essere previste delle "misure di integrazione e di sostegno idonee a garantire ai soggetti disabili la frequenza degli istituti d'istruzione".  Quali sono queste misure?  La più rilevante è senza dubbio il ruolo del personale docente specializzato, che deve adempiere alle ineliminabili forme di integrazione e di sostegno.

Ma, nonostante tanto rumore, tante tabelle, tante riunioni condotte anche dalle associazioni dei genitori, con il concorso di tante "parti sociali" (sindacati, Centri Servizi Amministrativi ecc.), nonostante spiegazioni matematiche e assicurazioni sincere, si è verificato quello che si temeva:: la concreta, indiscutibile, reale, non nascondibile riduzione delle ore di sostegno agli alunni con disabilità.

Ci si chiede dunque quale sia il criterio, il senso di giustizia di questo taglio, che priva di assistenza alunni che ne hanno legittimamente necessità e diritto, gettando nello sconforto gli alunni, le loro famiglie, gli insegnati stessi e noi tutti.

 

 

Serena Buonocore

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