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La Mosti: "Togliere il genere femminile è un passo verso la disuguaglianza"

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Il 3 aprile in Commissione Affari Istituzionali è passato, come noto,  un emendamento che toglie il genere femminile nella bozza del nuovo regolamento del Consiglio Comunale. 

 

Ancora un piccolo enorme passo verso la disuguaglianza. Si minimizza su un concetto importante, facendolo passare come una lotta puerile ed una presa di posizione sterile. Niente di più sbagliato. Quello della differenza di genere dovrebbe essere argomento all'ordine del giorno. A chi dice che ci sono problemi ben più importanti da risolvere in Città rispondo che è vero, e proprio per questo  non dobbiamo indietreggiare su concetti fondamentali per una società degna di questo nome.

 

Il linguaggio è l’espressione di una cultura , di un pensiero e di un'idea di mondo: va in parallelo con la rappresentazione della realtà.

 

Quando i modi di fare, i gesti e le parole verso il progresso e il rispetto delle differenze tardano a concretizzarsi, proprio il linguaggio può fare da traino per il cambiamento. Perché anche da semplici cose, apparentemente non importanti, passa la battaglia contro gli stereotipi di genere che  pesano, anche con riscontri dolorosi e forti, sulla vita del nostro Paese.

 

Non diciamo nulla di campato in aria. Anche Nicoletta Maraschio, che è stata la Presidente dell’Accademia della Crusca, vedeva come un' opportunità quella di utilizzare il genere grammaticale femminile per indicare i ruoli istituzionali (la ministra, la presidente, la consigliera,l'assessora, la deputata). Tesi che anche il nuovo presidente Claudio Marazzini invita ad approfondire.

 

Ci sono appunto ruoli e professioni, che conosciamo al femminile solo da pochi decenni perché prima l'accesso a tali attività era negato o comunque molto difficile da raggiungere da una donna.

 

Infermiera, operaia, attrice, maestra: sono tutti entrati nel linguaggio comune attraverso il cambiamento del mondo e viceversa.

 

Lo ricordo nuovamente: circa 70 anni fa non ci era concesso neppure votare.

 

E poi, diciamolo, il dibattito e la lotta sul linguaggio di genere nelle istituzioni parte da molto lontano. In Italia se ne parlava già nel 1986.

 

Allora ero solo una bambina, ma crescendo c'è chi mi ha insegnato che se una cosa non la nomini, praticamente non esiste.

 

Se si osserva la foto in allegato, si può ben vedere che tutte le X tolgono qualcosa, o meglio qualcuno che ha tutto il diritto ed il dovere di restare dov'è.

 

Quindi, proprio perché la nostra città e il nostro territorio devono pensare a molti problemi, economici, ambientali, sociali e non solo, invito l'assessora Zanti ad aiutarci a far riflettere il Consiglio Comunale su questo magari anche attraverso ad una seduta di commissione o di Consiglio.

 

Elena Mosti

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