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La rubrica settimanale del Prof. Alessandro Volpi

"El Alamein"

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Settanta anni fa si combatteva una delle più importanti battaglie della seconda guerra mondiale in una sperduta località ad un centinaio di chilometri da Alessandria d’Egitto. Ad El Alamein – questo il nome della località – si decisero infatti, tra l’estate e l’autunno del 1942, le sorti delle campagne militari in Nord Africa. Si trattava di un minuscolo paese, dove passava la linea ferroviaria per Alessandria d’Egitto e che era interessato dalla depressione di Qattara - un abbassamento di 133 metri al di sotto del livello del mare -, la seconda per profondità dell’intero continente africano. Tale avvallamento era destinato a costituire una barriera naturale per il transito delle colonne dei mezzi, reso ancora più ostico dal gran numero di campi minati realizzati nel corso delle prime fasi del conflitto.

         La guerra era scoppiata in Nord Africa a partire dal settembre del 1940, qualche mese quindi dopo l’ingresso dell’Italia, e aveva preso corpo proprio con un’offensiva delle truppe italiane in direzione dell’obiettivo strategico di Alessandria. L’Egitto era dal 1936 un territorio formalmente indipendente, dopo aver perduto fin dal 1922 la qualità di protettorato dell’Inghilterra che tuttavia conservava uno stretto controllo sul Canale di Suez. Nel gennaio del 1941, le truppe inglesi avevano reagito all’attacco dell’esercito italiano e lo avevano respinto fino a Bengasi, provocando, di fatto, l’intervento tedesco dell’Afrika Korps, avvenuto tra marzo e aprile dello stesso anno. I contingenti italo-tedeschi rovesciarono così di nuovo le sorti del conflitto, riconquistando la Cirenaica, senza però riuscire ad entrare a Tobruk. Dopo alcuni mesi di stallo, le operazioni militari vere e proprie ripresero con maggiore intensità nel febbraio del 1942 ancora una volta con lo scopo delle truppe dell’Asse di raggiungere Alessandria e nell’ambito di questa offensiva si svolsero le tre battaglie di El Alamein. Le forze in campo erano costituite dall’Armata corazzata italo-tedesca, guidata dal feldmaresciallo Rommel, e dall’VIII armata britannica, affidata prima al generale Auchinleck e poi, dall’agosto, al generale Montgomery. Le truppe italiane erano guidate dal generale Bastico.

         Erwin Rommel era nato nel 1891 in una cittadina del Wurttemberg ed aveva scelto, molto giovane, la carriera militare che lo portò a combattere sui campi della prima guerra mondiale, in Francia, sul fronte rumeno e poi a Caporetto, ricevendo la più alta onorificenza militare tedesca. Dopo la fine delle ostilità aveva frequentato in qualità di istruttore la scuola di fanteria di Dresda e l’Accademia di Potsdam. Nel 1939 fu nominato generale e allo scoppio del secondo conflitto mondiale, ormai molto conosciuto anche per la pubblicazione dei suoi “diari militari”, venne impiegato sul fronte francese dove diede ulteriore prova delle sue capacità. Hitler decise così di inviarlo in Libia e qui Rommel procedette, nel corso del 1941, a riorganizzare le truppe italo-tedesche che erano state a più riprese battute dagli inglesi. Lo stesso Hitler lo richiamò in patria per concedergli il grado di feldmaresciallo e in tale occasione Rommel caldeggiò l’urgenza di inviare in Africa nuovi contingenti e maggiori rifornimenti, incontrando tuttavia le resistenze degli alti comandi impegnati nella costosissima spedizione in Russia. Tornato in Libia fu uno dei protagonisti delle battaglie di El Alamein, da cui uscì sconfitto, dopo aver maturato un profondo dissenso con il fuhrer che lo aveva costretto di fatto a sacrificare le truppe in uno sforzo a giudizio di Rommel ormai inutile. Secondo il feldmaresciallo infatti sarebbe stata più opportuna una ritirata strategica per rilanciare poi in un secondo tempo una nuova offensiva: questo attrito si ripeté in altre circostanze, tanto da creare tra Hitler e Rommel una vera frattura che si concluse drammaticamente con il suicidio “imposto” del feldmaresciallo, coinvolto in un complotto contro lo stesso fuhrer. La fine di Rommel, avvenuta nell’ottobre del 1944, colpì molto l’opinione pubblica tedesca per la grande notorietà del personaggio, considerato un eroe di guerra e soprattutto considerato un comandante anomalo per l’estrazione non “aristocratica”. La sua fama era stata accresciuta, oltre che dalle vittorie militari, dal fatto di essere sempre presente in prima linea; un coraggio abbinato ad una spigolosità caratteriale che lo mise spesso in contrasto con le alte gerarchie e che generò pessimi rapporti con Mussolini e con i comandi italiani.

         Un carattere non semplice aveva anche il generale Bernard Law Montgomery, comandante in capo dell’VIII armata, che era di qualche anno più vecchio di Rommel, essendo nato nel 1887 a Londra. Come Rommel aveva intrapreso in giovane età la carriera militare, dopo aver passato l’infanzia in Tasmania al seguito del padre vescovo anglicano. Con l’esercito di Sua Maestà aveva combattuto nella prima guerra mondiale e aveva girato per mezzo mondo, dall’India all’Egitto. Era diventato generale nel 1937 e aveva passato i due anni successivi in Palestina. Nell’estate del 1942 fu posto alla testa dell’VIII armata, in sostituzione di Claude Auchinleck, per volontà di Churchill che riteneva decisivo lo scenario africano. Dopo il successo dell’operazione Lightfoot, ad El Alamein, la carriera di Montgomery decollò rapidamente e gli venne affidato il comando generale delle truppe inglesi sul fronte occidentale: in tale veste partecipò allo sbarco in Normandia.

         Le truppe italiane erano affidate al generale Ettore Bastico, nato nel 1876 a Bologna ed allievo dell’Accademia militare di Modena. Si trattava di un militare di lungo corso che aveva combatto nella campagna di Libia e poi durante la prima guerra mondiale e che aveva ottenuto i gradi di generale nel 1928. Era stato coinvolto in tutte le guerre dell’Italia fascista, in Spagna e in Etiopia, divenendo nel tempo uno dei militari più vicini a Mussolini che nel 1939 ne propose la nomina a senatore e nel 1940 lo mandò in Libia nelle vesti di governatore. Il suo contributo alle battaglia di El Alamein non fu decisivo sia per lo scarso peso che attribuiva al fronte egiziano - ritenendo invece centrale in termini strategici la conquista di Malta - sia per i pessimi rapporti con Rommel che lo definiva ironicamente “Bombastico”.

Sotto il comando di questi tre personaggi alla fine di giugno del 1942 ebbe inizio la prima delle tre battaglie di El Alamein, che fu la più lunga perché durò quasi un mese e fu caratterizzata da una successione di attacchi e contrattacchi che non partorirono un risultato chiaro. La seconda battaglia fu invece molto più breve e si protrasse dal 31 agosto al 3 settembre, avendo avuto avvio da parte di Montgomery da poco divenuto comandante della VIII armata e ad essa fece seguito la terza e decisiva battaglia, iniziata il 23 ottobre e destinata a concludersi il 4 novembre. In quest’ultimo scontro risultò fondamentale l’inferiorità delle forze italiane e tedesche, soprattutto in relazione agli approvvigionamenti e ai mezzi corazzati. Anche sul piano degli effettivi esisteva una evidente disparità in quanto l’VIII armata contava 150 mila uomini contro i 96 mila dell’Armata corazzata italo-tedesca, nelle cui fila i tedeschi erano 24 mila.

Dopo la vittoria di El Alamein, che registrò dai 25 mila ai 30 mila morti, l’offensiva britannica fu rafforzata, nel novembre del 1942, dallo sbarco anglo-americano, sotto la guida del generale Eisenhower, in Marocco e in Algeria, dove le truppe della repubblica di Vichy passarono con gli alleati. Nel gennaio del 1943 le forze dell’Asse perdevano definitivamente la Tripolitania e si giungeva così alla capitolazione dell’Armata italo-tedesca che condusse nei campi di prigionia circa 250 mila uomini.

Lo sbarco in Sicilia era alle porte.

 

Alessandro Volpi, Università di Pisa

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