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RUBRICA LEGALE

Aumenta il rischio di fallimento per i piccoli imprenditori

La normativa fallimentare è più "clemente" che in passato, ma non lo sono le "leggi" di mercato
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

In una società dove l’imprenditore di successo è sovente oggetto di grande considerazione sociale, essere dichiarati”falliti”è un qualcosa che angoscia molti dei piccoli imprenditori nostrani, anche al di là della componente economica. A dire il vero, dopo la riforma legislativa iniziata nel 2006,  l’istituto del fallimento ha un’impostazione meno penalizzante rispetto al passato. Il conseguimento della maggior tutela dei creditori danneggiati dall’insolvenza di un’impresa è l’obiettivo principale dell’Ordinamento statale, senza che abbiano più grande rilievo  aspetti “punitivi” da cui era connotata la pregressa normativa. L’apparato normativo attuale fornisce poi la possibilità di reinserirsi nel sistema produttivo una volta sanata la propria posizione debitoria, il che non avveniva tanto facilmente in passato. Comunque sia, fallire rimane uno “spettro” in cui ogni giorno in Italia si imbattono circa  quaranta aziende.  I dati del secondo trimestre 2011 sono caratterizzati da una crescita delle procedure concorsuali di oltre il 13% rispetto allo stesso periodo 2010.  Le rilevazioni pongono in risalto  che i “falliti” sono in genere le piccole società di capitali. L'industria rimane il comparto con la maggiore frequenza di fallimenti, anche se in termini assoluti non si rilevano quest’anno incrementi di procedure in questo settore  Indubbiamente in fase crescente le procedure concorsuali che riguardano il settore delle costruzioni ed il terziario,  specialmente i servizi immobiliari, finanziari ed i trasporti. Il rischio d’impresa è connaturato con l’attività imprenditoriale, su questo non ci piove, ma vi sono periodi di crisi economica generalizzata come quello attuale, in cui vanno messi in conto fattori di rischio maggiori del solito.   

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