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Fosso Povermo

La Lega: "Il progetto deve essere rivisto"

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Il progetto regionale che interessa il Poveromo e che si sostanzia nella realizzazione di un'idrovora sulla foce del fosso, risulta un'opera impattante, che spezza la linea di costa e divora più della metà di spiaggia libera ad oggi esistente, come già più volte è stato detto e come già si legge nelle cronache di questi giorni.
 

In virtù di ciò, quel che stupisce è che la Regione tenti di realizzare un'opera in evidente contrasto con le stesse norme di tutela ambientale e paesaggistica da lei stessa emanate.
 

Si ricordi a tal proposito le norme del PIT sulla conservazione del patrimonio costiero di valore storico e identitario e delle relazioni figurative tra insediamenti costieri, emergenze architettoniche, naturalistiche e il mare, nonchè quelle sulla salvaguardia dei varchi di accesso e delle visuali verso il mare dai viali litoranei.
 

È paradossale che tali regole, imposte dalla Regione stessa, per lei non valgano, tentando così di realizzare un'opera in cemento armato, a pochi metri dalla linea di costa, occludendo uno dei pochi coni visivi ancora naturali che dal lungomare consentono di vedere il mare.
 

Ricordiamo che la Regione Toscana è sempre scrupolosa nel far osservare, giustamente, a enti pubblici nonché privati, la normativa contenuta nel PIT che regola la tutela dell'ambiente e del paesaggio, non curandosi dell'aggravio che pesa su loro stessi nel dimostrare di svolgere la loro attività in maniera ecosostenibile e non impattante.
 

È pacifico che questo atteggiamento da parte della Regione sia poco rispettoso verso coloro i quali, enti pubblici o privati che siano, non possono sottrarsi alla normativa vigente. Come può accadere che la Regione sovverta l'ordine costituito e con un colpo di spugna annulli, solo perché conviene a lei stessa, un complesso articolato di norme che è obbligatorio osservare, trincerandosi dietro alla giustificazione che si tratti di una procedura particolare che interessa come commissario Eugenio Giani?
 

Sono decenni che il nostro territorio ha seri problemi di rischio idrogeologico e per questo sono necessarie opere che contribuiscano a contenere questa problematica ma non per questo si può, in virtù di ciò, vanificare gli sforzi sopportati da istituzioni locali e attività private per osservare quella normativa regionale che la stessa Regione all'occorrenza disattende, oltre che privare oggettivamente i cittadini di un patrimonio naturale e paesaggistico che non potrà più essere restituito.
 

Oltre a ciò, analizzando la documentazione, si capisce subito che i fotoinserimenti e i render non rispondono alla realtà e rappresentano il fosso in maniera sovradimensionata anche rispetto ai momenti di massima portata: si teme che non ci si sia resi conto dell'effettivo stato dei luoghi e dell'impatto dell'opera sulla costa.
 

Infine non si capisce come possano cavalcare la protesta e arrabbiarsi con l'Amministrazione Persiani personaggi politici o simpatizzanti degli stessi partiti che sono complici di questo progetto, voluto dalla Regione a traino Pd, e che è stato finanziato nel 2019 dal Ministero dell'ambiente, appartenente al m5s, all'epoca al governo con il PD stesso.
 

La Lega propone di rivedere il progetto: non è credibile che l'unica posizione idonea per la struttura sia sull'arenile e a pochi metri dalla linea di costa e che non si possa costruire il fabbricato a monte del viale lungomare.
 

Infine richiede un approfondimento sulle soluzioni progettuali che riguardano i materiali con cui vengono realizzati gli argini che ora sono previsti, nel tratto a monte del viale lungomare, con materiali meno impattanti come sassi e pietrame e, nel tratto sull'arenile, in cemento armato.

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