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Marmo, Lucchetti (Confindustria): “Altroché padroni delle ferriere, noi garantiamo crescita e occupazione”

Il presidente degli industriali: “Stop ai pregiudizi ideologici, chi investe non può essere il capro espiatorio”
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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Massa Carrara, 4 marzo 2019 - “Vedo riaffiorare posizioni ideologiche contro gli imprenditori vecchie, stantie e pericolose. Sono pre-giudizi che, totalmente svincolati da qualsiasi principio di realtà, indicano come nemici coloro che ogni giorno investono per garantire sviluppo e crescita economica e occupazionale al nostro territorio. Chi fa impresa non è un padrone delle ferriere, ma una persona che rischia i propri capitali e che ogni giorno si batte per migliorare prodotto e produzione sia sotto l'aspetto ambientale che della sicurezza. Nei paesi dove vigeva una visione opposta i soli risultati sono stati assistenzialismo statale, disagio sociale ed una soppressione delle iniziative di miglioramento sociale ed economico, infatti queste visioni sono state abbandonate” così Erich Lucchetti prende posizione contro gli attacchi al settore marmo degli ultimi giorni.

 

“Noi siamo convinti – spiega Lucchetti - che l'impresa privata e quindi la sua proprietà privata, come stabilito dalla nostra Costituzione, siano non solo un diritto soggettivo che non può essere spogliato illegalmente, ma anche che siano gli strumenti indispensabili per garantire la crescita di una società. La storia ci ha già dimostrato che la statalizzazione dei mezzi di produzione non ha mai prodotto un miglioramento delle condizioni di vita delle persone, ma un netto e costante peggioramento. Sono orgoglioso di avere una visione del lavoro che si basa sul libero mercato, sulle capacità personali, sul forte rapporto fra imprenditore ed i propri collaboratori, e sulla voglia di intraprendere perché così si contribuisce a creare sviluppo, occupazione e benessere nella nostra comunità insieme a tutte le aziende che rappresento ed insieme anche alle altre associazioni di categoria, nonostante ogni giorno ci dobbiamo confrontare con problematiche nazionali ed internazionali che fanno da freno ad uno sviluppo economico e sociale”.

 

“Purtroppo anche la storia più recente – ricorda Lucchetti - ci dimostra che è da masochisti sperare che le imprese vadano male e attaccare chi crea utili e quindi lavoro e sviluppo. Pensiamo al caso Farmoplant che ci ha lasciati con tantissime persone senza un lavoro e un futuro e con aree inquinate dopo averle avute gratis. Sono state le imprese locali, anche del lapideo, che hanno acquistato queste aree, che hanno dovuto ri-bonificare perché i certificati di bonifica non erano più validi e che investendo le proprie risorse private hanno ricostruito un tessuto produttivo e occupazionale proprio per realizzare quell'aumento della filiera del marmo da tutti invocato, ma che solo le aziende private hanno realizzato”.

 

“Accusare poi le imprese di aver partecipato a dei bandi pubblici regionali e di averli vinti con le proprie proposte – aggiunge Lucchetti - significa inseguire una logica punitiva autolesionista per il nostro territorio e i nostri lavoratori. Tanto più che se si guardano i numeri si vede come a fronte di un investimento pubblico di 4,6 milioni vengono attivati investimenti privati di 18,3 milioni”.

 

“Quanto alle questioni aperte relative alla Legge Regionale e al Piano Cave recentemente approvato noi ribadiamo che serve una concertazione fra istituzioni, imprese e sindacati che punti non a punire qualcuno ma a risolvere i problemi oggettivi che ci sono e che sono stati creati da normative e applicazioni burocratiche contraddittorie. Tutto si può e si deve migliorare, ma solo con il dialogo sereno e il confronto puntuale che incoraggino e non blocchino gli investimenti, perché se invece si vuole trovare un nemico o un capro espiatorio, sarà tutto inutile” conclude Lucchetti.

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