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L'artista apuo-versiliese Laura Lorenzini omaggia la Befana

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Non passa mai di moda, lassù sulla sua scopa a lanciare doni ai bambini di tutto il mondo, senza distinzione alcuna. Utopia e tradizione allo stesso tempo: la Befana intenerisce ancora e - come sempre - riesce a farlo in una maniera tutta sua, spazzando via con le feste anche le impurità, in una sorta di rito purificatorio che ci monda dalle sozzità, ci toglie ciò che ci impedisce di volare, di sognare, di vivere.

 

Proprio per questo la giovane e poliedrica artista Laura Lorenzini Nadine ha voluto interpretare il mito della vecchietta immortale - sempre tanto attesa da vecchi e piccini - raffigurando - a matita acquerellabile su cartoncino blu notte - uno spaccato di fantasia: risalta in primo piano l'ombra dell'indipendente vegliarda mentre sembra attraversare la luna piena.

 

Pare che passi proprio lì nel mezzo, sopra la sua classica scopa di saggina, alimentando il suo alone di mistero. Si intravede la pezza color viola, i capelli ormai grigi, oltre al sacco in canapa contenente le calze con due piccole toppe: una rosa in basso e una azzurra in alto.

 

Sotto la scopa si possono notare tre calze di colore rosso e bianco che la Befana sta lanciando per i piccoli.

 

Nadine rappresenta una Befana non invadente: la vecchina si approccia al mondo in punta di piedi, con pascoliana leggerezza.

 

Al riguardo lasciamo parlare il poeta di Castelvecchio, Giovanni Pascoli, con i suoi limpidi versi impressi ormai nella nostra memoria collettiva:

 

 

"Viene viene la Befana

vien dai monti a notte fonda.

Come è stanca! La circonda

neve, gelo e tramontana.

Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,

e la neve è il suo mantello

ed il gelo il suo pannello

ed il vento è la sua voce.

Ha le mani al petto in croce.

E s'accosta piano piano

alla villa, al casolare,

a guardare, ad ascoltare

or più presso, or più lontano.

Piano, piano, piano, piano".

 

 

Ricordiamo - infine - che il mito della Befana ha radici che si perdono nella notte dei tempi: dal paganesimo pre-romano agli stessi Romani, i quali credevano che, nelle dodici notti successive al solstizio d'inverno, delle figure femminili spiccassero il volo sui campi coltivati propiziando la fertilità dei successivi raccolti.

 

Analoghe figure appartengono anche a miti dell'Europa centrale e nordica: dalla celtica Perchta alla britannica Bertha esse sottolineano la personificazione femminile della natura invernale, che non perde, comunque, l'aspetto propiziatorio legato alle messi nei dodici giorni che seguono il Natale.

 

 

Laura Lorenzini 'Nadine' (Viareggio, 1988), artista apuo-versiliese, raffigura da tempo miti e leggende. Disegnatrice e fotografa, cultrice dei significati esoterici, sviluppa la sua arte legata a miti e leggende popolari, italiane ed europee. Alcune significative opere della giovane artista toscana, oltre a "La tradizione della Befana", sono: "Il dio Pan", "L'Incantatrice", "Pia de' Tolomei", “Matelda”, “La Chimera di Arezzo”,“La Sirena Apuana”, dedicata al mito della Sirena del fiume Carrione di Carrara, “Il linchetto”, "La Grassina", “La Sirena di Viareggio”, “Ecate misteriosa”, “La magia della Luna, ovvero la leggenda del vampiro di Birmingham”, "Il satiro Mezzacapra".

 

Spesso alcuni tratti ieratici delle sue rappresentazioni sono ispirati a particolari espressioni feline della sua gattina Morrigan, dal nome della dea celtica della guerra e del fato.

 

Nadine ha - inoltre - reso omaggio alle 'streghe' che nel corso della storia sono state torturate e uccise con il carboncino su carta intitolato "Energie esoteriche" e ha realizzato, in fimo, proprio una statuetta di strega, appartenente adesso a una collezione privata.

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