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Olio, l'allarme dei giovani di Confagricoltura Toscana

“Produzione sotto minaccia, subito le stesse regole del vino e più controlli”

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Firenze 7 marzo 2018 - Più controlli sull'olio importato e un modello contributivo, quello OCM, che sostenga il settore olivicolo. Sono due le richieste che arrivano da ANGA Toscana per far fronte alle difficoltà crescenti che gli imprenditori dell'olio sono costretti ad affrontare nella nostra regione e più in generale in Italia. Si è discusso delle problematiche e delle possibili soluzioni durante il convegno “Come creare reddito dall'olivicoltura italiana: l'alta qualità è l'unica soluzione ai problemi dell'olivicoltura?”, promosso da ANGA, Giovani Imprenditori Federalimentare, Cnr e Future Food Institute, che si è tenuto oggi all'Accademia dei Georgofili, a Firenze.

 

L'olio italiano è sotto minaccia: costo del lavoro, oneri previdenziali e di sicurezza, tempi e costi burocratici massacranti. Così chi comincia o chi riprende a coltivare l’olivo in Italia è un atleta che corre con tanti fardelli nello zaino rispetto ai suoi concorrenti, sia nord africani sia spagnoli. Da due anni infatti sono caduti i dazi sull'importazione dell'olio dalla Tunisia. Una misura che ha portato a un calo della produzione locale che si trova a competere con un prodotto a basso costo. Fra i maggiori produttori figurano infatti la Spagna (1,20 milioni di tonnellate), la Tunisia (290 mila tonnellate), e soltanto dopo troviamo l’Italia (280 mila tonnellate). I giovani di Confagricoltura invitano le istituzioni a vigilare sui prodotti importati, e in particolare l'olio extra vergine d'oliva, per verificare la rispondenza ai parametri merceologici definiti dalla normativa comunitaria. Attualmente non esiste alcun obbligo di analisi ma solo una verifica dell'etichetta. “Non si tratta di una misura protezionista – afferma Clemente Pellegrini, Presidente di Anga Toscana – ma al contrario è una difesa etica che va a tutela del consumatore e di chi lavora in maniera corretta”.

 

L'altra misura lanciata è quella della creazione di un OCM olio. Proprio questo modello contributivo ha fatto il successo del mondo del vino in Italia. “Tale regime consentirebbe un’importante valorizzazione delle numerose indicazioni geografiche e denominazioni di origine presenti sul territorio nazionale – dice Clemente Pellegrini, Presidente di Anga Toscana – consentendo agli agricoltori di scaricare a terra il potenziale comunicativo ed evocativo del territorio italiano, da sempre un valore aggiunto a prescindere dei nostri prodotti”. Al convegno erano presenti esperti del settore olivicolo e imprenditori: “Soltanto la costruzione di una filiera di qualità che permetta di fare imprenditoria può preservare la coltivazione dell'olio, che ora è di fatto minacciata”, conclude Pellegrini.

 

"La qualità – ha dichiarato Raffaele Maria Maiorano, presidente dei Giovani di Confagricoltura –  è un tema che abbiamo molto a cuore. Oggi siamo qui proprio per discutere questo importante aspetto della produzione, affrontandolo nei  vari comparti produttivi, attraverso un supporto scientifico. Con il percorso delle filiere intelligenti, che abbiamo avviato incrementando il dialogo fra CNR e il CREA-AA con il mondo delle imprese agricole rappresentato da Confagricoltura e dai partner di Federalimentare, vogliamo arrivare ad una reale definizione del concetto di qualità per poi capire come mantenerlo anche per dare il giusto valore, in questo caso, all’olio extra vergine di oliva, un prodotto degno di essere portato sulla tavola non solo degli italiani e che deve poter dare anche il giusto reddito ai produttori” .

 

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