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Saturday, 19 April 2014 - 09:03
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La rubrica settimanale del Prof. Alessandro Volpi

"Genius loci"

Immagine articolo - Il sito d'Italia

A volte le trasformazioni del genius loci, della capacità dei luoghi di colpire l’immaginario collettivo e di modificare la propria rappresentazione passano attraverso episodi specifici che aprono scenari nuovi. Il 18 marzo del 1975 si tenne alla Bussola di Focette un concerto storico, non solo per il nome dell’artista ma anche per i risvolti più generalmente culturali e sociali che lo accompagnarono. Nel locale versiliese arrivò infatti Fabrizio De André per la sua prima esibizione in pubblico che avrebbe aperto un vero e proprio tour organizzato dallo stesso Sergio Bernardini, proprietario e gestore della Bussola dal 1955. L’impresario, che già nel 1970 aveva tentato di convincere il cantautore ad esibirsi in pubblico, si recò varie volte a Genova, nella casa di corso Italia, per incontrare De André, ricevendo una serie di iniziali dinieghi motivati dalla sua paura di suonare in pubblico. A convincerlo - nel racconto di Bernardini - fu Dori Ghezzi, da poco compagna ufficiale dell’artista insieme alla volontà di trovare le risorse per acquistare la fattoria di Tempio Pausania, in terra di Sardegna dove aveva iniziato a trasferirsi nel 1974. Il gruppo che avrebbe dovuto accompagnarlo nella serata d’apertura fu costituito per l’occasione e comprese Giorgio D’Addamo, Gianni Belleno e Ricky Belloni, musicisti di rango che provenivano dalla Nuova Idea e dai New Trolls. Lo spettacolo sarebbe stato incentrato sul Volume VIII, un disco dunque di grande spessore sociale in cui comparivano la “Cattiva strada” e “amico fragile”. La Bussola, per le sue ridotte dimensioni e per il clima raccolto, rassicurava De André che l’aveva dunque scelta in larga misura proprio per tale ragione. I biglietti, 10 mila lire ciascuno, andarono rapidamente a ruba e vennero acquistati tra gli altri dai principali artisti del panorama nazionale, come il giovane Francesco De Gregori, e da numerosi inviati della stampa straniera. Per la prima volta, ha notato Bernardini, erano presenti nel locale le diverse componenti dell’élite intellettuale italiana. Era presente anche il gruppo di amici più vicini al cantautore, Paolo Villaggio, il fratello Mauro De André e il regista Marco Ferreri che ebbe un ruolo decisivo nel convincere a salire sul palco De André, colpito da un’improvvisa crisi di panico. Lo spettacolo fu entusiasmante tanto è vero che un giovane comico, Beppe Grillo, fratello di un amico di De André che avrebbe dovuto esibirsi a chiusura di serata preferì non farlo. Dopo questo successo De André si dichiarò disposto a firmare il contratto per il tour che si sarebbe articolato in un centinaio di date con un compenso tra i 250 e i 300 milioni di lire. In realtà, le polemiche che furono scatenate dalla scelta della Bussola - un locale “borghese”, icona di una società consumistica - per il suo primo concerto spinsero lo stesso cantautore ad un rapido ripensamento, alimentato anche dalla sua segretaria manager. Gli attacchi, provenienti dagli ambienti della sinistra e persino da alcuni colleghi, come Francesco Guccini, che dedicò alla vicenda una strofa della canzone Via Paolo Fabbri 43 (Marinella non c’era/fa vita in balera/ ed ha altro per la testa a cui pensar), colpirono De André, convincendolo a proporre a Bernardini di destinare una percentuale degli incassi in un conto intestato a Potere Operaio; una destinazione a cui, peraltro, sarebbe stato necessario dare massima pubblicizzazione. Di fronte ad una simile richiesta, Bernardini rifiutò per la volontà di non apparire schierato su posizioni politiche ben precise e perse quindi l’opportunità di gestire la tournée del genovese, che continuò comunque ad incontrare contestazioni durante alcuni suoi spettacoli al grido “la Bussola, la Bussola”. Dopo De André, Bernardini riuscì a convincere anche Lucio Battisti a suonare alla Bussola, dovendo ancora una volta superare le resistenze del musicista, non molto convinto di esibirsi in un locale poco frequentato dal pubblico giovanile, abituale consumatore delle sue hit, e ormai intenzionato a ridurre moltissimo le sue apparizioni sulla scena. L’impresario, per esercitare azione di convincimento, si trattenne per alcuni giorni in Brianza presso la villa di Mogol, il paroliere di Battisti, e fu proprio grazie alla sua capacità di persuasione che il cantante accettò di tenere due concerti alla Bussola, dove confluirono più di duemila persone, ben oltre la capienza massima del locale; un pubblico di ragazzi in delirio che certamente contribuì a rafforzare in Bernardini l’idea, coltivata da tempo, di dotarsi di una spazio decisamente più grande, con prezzi “popolari”, per accogliere appunto il nuovo pubblico giovanile e soprattutto abbandonare la dimensione elitaria e “borghese” della Bussola. Un’idea, questa di uno spazio più ampio, rinsaldata anche dallo straordinario successo che, sempre nel 1975, ottenne il recital con cui tornava sulle scene Renato Carosone, artefice di una memorabile serata alla Bussola. Nasceva così in Bernardini il progetto di Bussola domani, di una grande struttura da 6-7000 posti dove accogliere a prezzi “popolari” i grandi nomi che si erano esibiti alla Bussola solo per un pubblico in grado di pagare biglietti con prezzi stellari. Nel giro di pochi anni, e in realtà per un arco di tempo fin troppo limitato, la Versilia cambiò almeno in parte i propri connotati da terra di destinazione di facoltose élites in luogo di divertimento per un pubblico esteso senza modificare nella sostanza i contenuti di tale divertimento, ma dotandosi di una struttura, un teatro tenda per molti versi persino grottesco, in cui passarono tutti i più grandi nomi del panorama internazionale. A volte, davvero, gli spazi fanno cultura.

 

Alessandro Volpi, Università di Pisa

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