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Confartigianato Imprese Massa-Carrara: "No a più IVA e meno cuneo fiscale"

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

La Confartigianato Imprese di Massa-Carrara facendo seguito agli studi realizzati dalla CGIA di Mestre in merito alla ventilata ipotesi dell' aumento dell' Iva al fine di finanziare la riduzione del cuneo fiscale, manifesta la propria netta opposizione a questa ipotesi Questa operazione, infatti, non sarebbe a somma zero. Se a seguito di un' eventuale riduzione del costo del lavoro i vantaggi economici ricadrebbero su imprese e/o lavoratori dipendenti, il rincaro dell' Iva, invece, lo pagherebbero tutti. In particolar modo i più deboli, come i disoccupati, gli inattivi e i pensionati che, invece, dal taglio delle tasse sul lavoro non beneficerebbero, almeno direttamente, di alcun vantaggio”. Una ipotesi, quella dello scambio “più Iva meno cuneo fiscale”, che sta prendendo sempre più forma, anche perché Bruxelles ci chiede da tempo di equilibrare meglio il nostro carico fiscale attraverso la riduzione delle imposte dirette e un corrispondente innalzamento di quelle indirette. Vista la situazione dei nostri conti pubblici infatti, è molto probabile che il Governo non sarà in grado di recuperare entro la fine di quest' anno tutti i 19,5 miliardi necessari per evitare che, dal 2018, l' aliquota Iva del 10 passi al 13 e quella del 22 al 25 per cento. Confartigianato ricorda  che un aumento di un punto dell' aliquota ridotta costa agli italiani poco più di 2 miliardi e quella ordinaria 4. Pertanto, non è da escludere che dei 19,5 miliardi l' esecutivo sia in grado di sterilizzarne solo una parte, almeno 14-15. E visto che la spesa corrente al netto degli interessi è destinata ad aumentare il rimanente dovrà essere recuperata con nuove entrate, con il ritocco, ad esempio, di un punto di entrambe le aliquote Iva. Di fronte a una crescita economica ancora molto timida e incerta, l' eventuale aumento dell' Iva condizionerebbe negativamente i consumi interni e conseguentemente tutta l' economia, penalizzando in particolar modo le famiglie meno abbienti. Con un incremento di un punto di Iva dal 22 al 23 per cento, ad esempio, una famiglia di 3/4 persone subirebbe un aumento di imposta di circa 100 euro all' anno che, ovviamente, avrebbe delle ripercussioni negative sui consumi interni del paese che costituiscono la componente più importante del nostro Pil. Oltre alle famiglie più povere a essere penalizzate dall' eventuale aumento dell' Iva sarebbero anche gli artigiani, i commercianti e tutto il popolo delle partite Iva. Queste realtà, infatti, vivono quasi esclusivamente di domanda interna. Con un' Iva più pesante, quasi certamente i consumi subirebbero una contrazione importante, danneggiando queste attività economiche che non hanno ancora superato la fase critica di questa crisi.

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